#19o tutti liberi, tutte libere. Non siamo noi a dovercene andar via

E’ di poche ore la notizia della scarcerazione dei sei compagn* arrestati durante il corteo del 19 ottobre a Roma e detenuti per 5 giorni con l’accusa di resistenza pluriaggravata. Il Gip non ha convalidato gli arresti perché non esistono reali e tangibili prove accusatorie che dimostrino una partecipazione attiva agli scontri, nonostante il pm abbia provato a far passare come prova l’avere scritto sul braccio il numero del supporto legale. Agli avvocati che si sono resi disponibili per difendere i manifestanti va tutto il nostro rispetto e la nostra gratitudine. Al pm che promette ricorsi possiamo solo dire di rassegnarsi perché questa volta il giochino di risolvere tutto in un problema di ordine pubblico non ha decisamente funzionato.

Nonostante media mainstream e pennivendoli di varia natura abbiano avuto nei confronti di questo, come per altri processi di lotta e ricomposizione sociale nel nostro paese, un’attitudine alla denigrazione e alla delegittimazione mai come in questo caso le enfatiche retoriche sulla violenza sono cadute nel vuoto mentre i contenuti, le pratiche e le parole d’ordine della #sollevazione e dell’#assedio hanno raccolto largo consenso ed approvazione sociale trasversale alle varie facce della precarietà.

Oggi la vittoria è, dunque, doppia.

Ma, alla luce di quanto avvenuto mercoledì e in vista delle prossime assemblee e mobilitazioni indette dall’assemblea di Porta Pia, rimane l’insensatezza della limitazione alla libertà personale inflitta, con firma del questore Della Rocca, ai cinque attivisti della lotta per la casa di Firenze allontanati da Roma il giorno prima del corteo con un foglio di via per i prossimi 3 anni.

Si parte, si torna, insieme… e si riparte.

Laboratorio Acrobax

Riportiamo a continuazione il comunicato redatto dai compagn* di Firenze del Csa nEXt Emerson sottopost* ai fogli di via

Osservare come si comportano lo stato italiano e l’apparato dei media nei confronti di proteste e contestazioni e’ molto istruttivo. Si tratta di un connubio virtuoso intrapreso molto tempo fa, almeno dagli anni ‘70 del secolo scorso, se non molto prima. Da un punto di vista legislativo l’Italia e’ ben attrezzata: il codice Rocco nasce durante il ven­tennio fascista e attraversa immutato tutto il dopoguerra, per inasprirsi con la legge Reale e le misure antiterrorismo.

Si delinea cosi’ quella parentesi liberticida all’insegna dell’emergenza, che da allora non si e’ mai conclusa. Terminata la stagione di lotte degli anni ‘70, annichilita una generazione, quel modus operandi e quelle leggi rimangono come regalo ai posteri. Attraverso queste si avvallano un’ampia gamma di misure restrittive e reati ad hoc, che cozzano apertamente anche con le piu’ elementari liberta’ di uno stato di diritto, ma vengono giustificate da questo o quell’altro pericolo.

Giornali e televisione si rivelano fondamentali per la creazione del clima di allarme sociale: ogni parola, immagine, voce sono utili e manipolabili per creare un terreno fertile, dal quale possano nascere emergenze continue. Passati oltre 40 anni da allora, sembra che nulla sia cambiato nella lucida e colpevole paranoia con la quale ci si pone in relazione ad una societa’ civile sempre piu’ critica.

Il 19 ottobre non e’ stato diverso. Le settimane precedenti al corteo sono state un sus­seguirsi di allarmi e uscite mediatiche tese a creare un clima emergenziale e terrorifico. Vi sono alcune litanie ben precise, che ricorrono sempre uguali. I violenti provenienti da un fuori non meglio definibile. A volte un fuori geografico, i black block dalla Francia, dalla Germania, dal sud, dal nord. Altre volte anagrafico, i giovani violenti. I barbari al sacco di Roma. Immagini che per essere giustificate hanno bisogno di vittime sacrificali. Diversi giorni prima del corteo Roma era di fatto militarizzata, cosi come lo e’ da almeno un anno la Val di Susa, con posti di blocco, simili a check point sulle principali vie d’accesso alla citta’. In uno dei tanti controlli viene fermata una macchina con a bordo cinque persone provenienti da Firenze. La pattuglia della stradale spiega che devono controllare “per ordini dall’alto” i loro nomi e confrontarli con una specie di lista degli indesiderati compilata in base alle segnalazioni di tutte le questure d’Italia. Questi cinque malcapi­tati hanno il piacere e la sfortuna di essere attivi sia all’interno del csa nEXt Emerson, sia nel Movimento di lotta per la casa di Firenze, e in generale di essere conosciuti nell’ambiente delle realta’ autorganizzate cittadine. Rientrano perfettamente nei ca­noni dell’indesiderabilita’. Sono cosi’ scortati presso un commissariato, nel quale ver­ranno trattenuti fino a tarda notte. Per giustificare l’operazione vengono sequestrati i pochi oggetti nel bagagliaio, non associabili pero’ ad alcun tipo di reato.

Infine, a beneficio dei media e delle statistiche ministeriali sugli interventi preventivi effettuati, viene deciso per ciascuno un foglio di via per tre anni da Roma. Una di loro avrebbe anche dovuto essere nella capitale per lavoro il lunedi’ successivo, cosa che evidentemente non è potuta accadere.

Questa scenetta potrebbe anche far ridere, se non fosse che le persone coinvolte non sono personaggi di una sitcom. Questi atti di una burocrazia impersonale e quasi kafkiana disegnano di fatto uno scenario opprimente, in cui si attua una pesante re­pressione preventiva e si tenta di spaventare e “sconsigliare” l’attività politica, la critica sociale.

Il foglio di via è una misura arbitraria che non richiede alcun processo, ma viene decisa da un semplice funzionario, senza aver commesso alcun tipo di reato: basta uno sguardo sbagliato, una parola di troppo, la frequentazione di ambienti non gra­diti alla questura. In questi casi si tratta di un vero e proprio daspo politico, neppure troppo diverso dall’accompagnamento al confino degli elementi scomodi tanto caro al ventennio. Queste misure preventive si inseriscono all’interno di un clima di allarme e di intimidazione neppure troppo velata nei confronti dei manifestanti. Trovare gli autobus per Roma diviene cosi’ una sorta di via crucis, dal momento che le agenzie di noleggio vengono preventivamente “sconsigliate” dall’affittare mezzi per la trasferta. Alle uscite dell’autostrada gli autobus vengono fermati e perquisiti: l’arrivo al corteo è un percorso ad ostacoli.

Il 19 ottobre questo meccanismo non ha funzionato, sono scese in piazza decine di migliaia di persone nonostante tutto. Non per questo è meno preoccupante e grave: questo modus operandi non è più un’eccezione, ma la norma. La nostra società viene nutrita e tirata avanti ad emergenze tese a giustificare continue sospensioni dei diritti più elementari.

Sicuramente non è questo il mondo che vorremmo e per il quale lottiamo:

NON SIAMO NOI A DOVERCENE ANDARE VIA.

C.s.a nEXt Emerson – Mov. di lotta per la Casa

 

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