9 Maggio | Paesani sovversivi. Le radici rurali e selvagge del soggetto sessantottino.

Presentazione “La gamba del Felice”, di S. Bianchi

“Paesani sovversivi. Le radici rurali e selvagge del soggetto sessantottino”. Nanni Balestrini e Sergio Bianchi presentano La gamba del Felice, di Sergio Bianchi. Ore 19.00 presso il LOA Acrobax a Roma; a seguire cena Cucinodroma Bio Trattoria.

Il romanzo di Sergio Bianchi è la descrizione in vitro, passo per passo, delle fasi di un processo che ha un nome e una data: il Miracolo economico italiano, il mitico Boom che alla fine degli anni ’50, che esplode come un virus inarrestabile, proliferando attraverso le piane e le valli cisalpine e cispadane, travolgendo ovunque costumi e consuetudini, tradizioni locali e tabù cattolici, mentalità e dialetti… Una scrittura nominale, concreta, materiale, «parlata», una struttura per quadri, una coralità di microstorie. Una punteggiatura secca, battente, senza virgole. Una parola che sembra discendere da un altro tempo.

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link: http://www.deriveapprodi.org/2014/05/la-gamba-del-felice/

UN ASSAGGIO

Attraverso il fiume del ricordo di un bambino che cresce, la storia corale di un «paesino che non si capiva bene se era del nord della Lombardia o del sud della Svizzera». È la seconda ondata dell’industrializzazione, quello che si definisce «boom economico». In quindici anni si passa dal villaggio contadino all’età industriale, e all’età postindustriale, cambiando tutto quanto in un modo sregolato, privo di logica e di bellezza, di sacro e di poesia.

Elvira Sellerio

Bianchi sceglie una lingua velocissima e molto precisa, modellata sull’esempio delle scritture dei semicolti, priva di virgole e avara di congiuntivi ma attentissima ai particolari… Una vis enciclopedica che ne fa un specie di dottissimo saggio sugli anni che precedono il ’68… A me viene da dire che è come se il libro di Bianchi fosse un libro Abarth, il primo romanzo Abarth della storia della letteratura italiana contemporanea.

Paolo Nori (la Repubblica)

L’affastellarsi veloce di capitoli, il ritmo serrato, la sintassi precipitosa rendono con un’efficacia retorica straordinaria l’incalzare degli eventi. Trent’anni d’Italia in tre ore di letture. Il lessico (ma anche la sintassi, i suoi deragliamenti, la sua irresistibile velocità da montagne russe del periodare) è quello degli umili (penso alla scoperta dell’alfabeto di Malerba) ma con una virulenza che già denota una tensione nuova, quella dell’italiano televisivo e dell’italiano che arriva da altre, popolari fonti di linguaggio, di letteratura.

Aldo Nove (Liberazione)

La gamba del Felice è la storia di come si formò un soggetto sociale, il giovane proletario protagonista del nuovo ciclo di lotte. Mette a nudo le radici rurali e selvatiche del soggetto sessantottino. Da dove viene l’arte di arrangiarsi nel costruire dal nulla un juke-box o metter su una band o aprire un «localino»… La gamba del Felice è un libro bellissimo.

Wu Ming 1 (l’Unità)

La vita quotidiana in un lembo di Lombardia a ridosso del confine con la Svizzera tra la fine degli anni ’50 e ’70 raccontato da un paesano e sovversivo, con gli occhi dell’adolescente ribelle, con lo spirito scanzonato e avventuroso dei Tom Sawyer e degli Huckleberry Finn calati nella grande trasformazione di quegli anni… Sergio Bianchi racconta con limpidezza, leggerezza, ironia, complicità e prodezze, tiri mancini e scorribande. Prende così forma una genealogia, per una volta non già sentita e non metropolitana, del ’68: lo scontro generazionale, l’autorganizzazione e il sabotaggio.

Marco Bascetta (il manifesto)

Il mondo che si narra è un albero degli zoccoli anni ’50 e ’60, con l’allegria, la ferocia, le parole ritrovate e perdute, le piccole scoperte del boom, i riti sociali… Bianchi mette in forma sofisticatamente naif una lettura antropologica dei ricordi di una generazione, e disegna con precisione e finta ingenuità stilistica un mondo che non ha avuto molti cantori. Con pezzi di bravura assoluti…

Irene Bignardi (Vanity Fair)

Questo libro potete leggerlo come la storia dell’emergenza dapprima lenta poi turbinosa della modernità in uno dei mille villaggi industriali del nord Italia. Come la storia dell’iniziazione politico-sentimentale di un giovane proletario un po’ selvaggio che arriva puntuale all’incazzatura di massa che chiamiamo Sessantotto, ma potrete leggerla anche come la storia di un picaro dei tempi che stanno alle nostre spalle.

Franco Berardi Bifo (Liberazione)

Pubblicato per la prima volta nel 2004 presso Sellerio editore e vincitore nel 2006 del premio letterario nazionale Tracce di Territorio.

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