29 Aprile | Data romana della Carovana europea da Ayotzinapa

VOLEVANO SEPPELLIRCI, NON SAPEVANO CHE ERAVAMO SEMI

Ai compagni e alle compagne di Roma,

Siamo a poco più di 6 mesi dalla tragica notte di Iguala, nello stato di Guerrero, quando una manifestazione di studenti della Normale Rurale di Ayotzinapa veniva repressa brutalmente da gruppi armati appartenenti alle forze di polizia e a gruppi affiliati al crimine locale.

Quella notte tre compagni sono stati assassinati e decine di studenti sequestrati: 43 di loro oggi risultano ancora desaparecidos. La protesta da mesi sta infiammando il Messico; movimenti sociali, basi d’appoggio dell’EZLN, il Congresso Nazionale Indigeno, sindacati degli insegnanti si sono uniti al grido di rabbia dei familiari dei compagni sequestrati, alla “digna lucha” per il ritorno a casa dei ragazzi.

manifesto 29 per la rete

Il governo Peña Nieto ha risposto con la repressione, coprendo le responsabilità di tutti i poteri dello Stato e sostenendo la versione ufficiale offerta dalla Procuradorìa General di Città del Messico, secondo la quale gli studenti sarebbero stati uccisi dalla sola criminalità in collusione con la polizia locale. Di fronte a questo muro di violenze e falsità, i comitati dei familiari e degli studenti hanno deciso di internazionalizzare la lotta, portando la protesta fuori dai confini messicani.

All’interno del primo “Festival mondiale delle ribellioni e delle resistenze contro il capitalismo” di gennaio, organizzato dall’EZLN, è maturata l’idea di preparare una delegazione di familiari e studenti in Europa e portare la mobilitazione in 14 paesi del continente, anche per ricordare la connivenza dell’Unione Europea con il governo corrotto e repressivo del PRI.

In Italia, la carovana passerà per Milano il 28 aprile e il 29 sarà a Roma, per un presidio mattutino sotto l’ambasciata del Messico e una successiva iniziativa presso la città universitaria. Il 17 Aprile ci sarà un’iniziativa di avvicinamento al Casale Alba2, per approfondire la questione di Ayotzinapa anche nel racconto dei compagni di ritorno dal Messico: a seguire, serata danzante cumbiera.

“Ho sognato che Ayotzinapa svegliava il mondo” è uno degli slogan gridati dagli studenti messicani nelle ultime manifestazioni.

È necessario sostenere attivamente questo sogno: perché la vicenda di Ayotzinapa appare, in tutta la sua brutalità, paradigmatica della violenza e dell’ingiustizia quotidianamente perpetrate da un supposto stato democratico, il Messico.

Affinché ciò che è accaduto il 26 settembre non cada nell’oblio, per chiedere la liberazione in vita dei 43 studenti scomparsi, invitiamo tutte le realtà autorganizzate, gli spazi sociali e i collettivi, a partecipare e costruire insieme questa giornata di lotta con i familiari dei desaparecidos di Ayotzinapa, perché possano trovare sostegno e solidarietà nella loro lotta per la verità e la giustizia sociale anche al di fuori dei confini messicani.

¡PORQUE VIVOS SE LOS LLEVARON, VIVOS LOS QUEREMOS!

link fb della tappa romana

https://www.facebook.com/events/1436583209969464/1439522603008858/

Comunicato della delagazione di Ayotzinapa in Europa

La Otra Europa, dal 16 aprile 2015. Una delegazione della Escuela Normal de Ayotzinapa (Messico) attraverserà l’Europa tra il 16 aprile e il 19 maggio, per informare la Comunità Europea della continuazione della lotta dei familiari per il ritorno a casa dei 43 normalisti scomparsi, malgrado lo Stato messicano insista nel dichiarare che gli studenti siano stati uccisi e bruciati, senza che ci sia alcuna prova a dimostrarlo.

La delegazione composta da un padre di famiglia, uno studente e un difensore dei diritti umani attraverserà 13 Paesi europei, per incontrare studenti, collettivi, organizzazioni sociali e sindacati chiamati a mantenere alta l’attenzione internazionale sul Messico di fronte alla grave crisi dei diritti umani in corso nel paese, e per esigere che cessi la repressione del governo messicano contro studenti, familiari dei 43 normalisti e il movimento sociale che li sostiene nella lotta per la liberazione dei desaparecidos.

Con cortei, presidi davanti ad ambasciate e consolati messicani, intereventi nelle Università e incontri con le comunità organizzate, la delegazione di Ayotzinapa condividerà il senso di sette mesi di lotta e organizzazione nati dalla sparizione forzata dei 43 studenti avvenuta a Iguala, nello stato di Guerrero il 26 settembre 2014.

Tra gli obiettivi della delegazione europea c’è quello di ribadire l’esigenza, per i familiari, che si avvii un filone di indagine sulle responsabilità dell’Esercito messicano e della Policìa Federal nella sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa; e di sottolineare che i governi europei sono direttamente coinvolti nelle gravi violazioni dei diritti umani commesse contro i normalisti, dal momento che hanno concluso con il Messico accordi di collaborazione commerciale e in materia di sicurezza, che includono vendita di armi e addestramento di polizia e militari messicani, nonostante in Messico si continuino a violare i diritti umani.

Allo stesso modo, la delegazione chiederà il sostegno della società civile per rafforzare il processo organizzativo nato intorno alla Escuela Normal de Ayotzinapa per ottenere garanzie concrete affinché quanto accaduto non si ripeta. Questa è una delle richieste centrali, dopo il rilascio in vita dei desaparecidos, la giustizia per gli studenti assassinati e il risarcimento dei feriti.

“Cerchiamo garanzie reali che questi fatti non si ripetano, e dobbiamo costruirle noi stessi, con i popoli e le comunità, insieme alle organizzazioni e ai collettivi; queste garanzie non possiamo chiederle alle stesse istituzioni governative che compiono violazioni dei diritti umani”, ha dichiarato Omar García, membro del Comitato studentesco di Ayotzinapa, prima dell’inizio del viaggio.

Nello stesso senso ha affermato “in questa occasione i nostri interlocutori in Europa sono le organizzazioni sociali, i collettivi, i media indipendenti, la società civile. Veniamo a ringraziare per il grande sostegno e a ribadire la necessità che, come comunità e società, continuiamo a organizzarci dal basso per trasformare definitivamente questo sistema di potere e corruzione costruito sulla sopraffazione, il disprezzo, lo sfruttamento e la repressione contro i nostri popoli. Dobbiamo farlo insieme a partire dai nostri luoghi di origine, coordinandoci e organizzandoci: perché, come i potenti hanno globalizzato lo sfruttamento, noi abbiamo il sacrosanto dovere di globalizzare la resistenza, la degna rabbia e la felice ribellione”.

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