Giovedì 17 novembre / Referendum, democrazia, diritti. Perché un No costituente al referendum costituzionale

GIOVEDI’17 novembre ore 18 incontro-dibattito:
“Referendum, democrazia, diritti. Perché un No costituente al referendum costituzionale”.
Introduce e coordina: Letizia Rossi, Circolo Anpi Renato Biagetti e Valerio Balzametti, Laboratorio Acrobax
Sono invitati:
Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale Università La Sapienza;
Paolo Carsetti, Forum italiano dei movimenti per l’acqua;
Salvatore Corizzo, Decide Roma;
Francesco Raparelli, Camere del Lavoro Autonomo e Precario (Clap)

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La costituzione è intoccabile?
La costituzione italiana, come qualunque carta in giro per il mondo, dovrebbe rappresentare i principi e le aspirazioni guida di una nazione. Questo è il dato di fatto. Quella italiana ha qualcosa in più perché scritta all’ indomani della fine della guerra e della fine del fascismo. Una carta scritta proprio da chi la resistenza l’aveva combattuta con l’aspirazione di trovare una mediazione tra due grandi blocchi politici, in un equilibrio internazionale ancor più fragile. Secondo alcuni una costituzione avanzata, sicuramente frutto di un compromesso, potenzialmente in grado di stabilire nuove relazioni sociali e nuovi modelli.
Nell’Italia postbellica tuttavia, molta parte dell’amministrazione civile e militare rimase saldamente nelle mani di chi era stato colluso con il fascismo, e molte delle aspirazioni della costituzione rimasero solo sulla carta, trovando nella realtà una scarsa applicazione, o una vera e propria trasformazione, frutto della violenza delle politiche neoliberali degli ultimi decenni e delle sconfitte dei movimenti sociali. Una storia, come sottolineano in tanti, che viene da lontano.
E oggi che costituzione abbiamo?
Abbiamo una carta elevata spesso a feticcio, “la più bella del mondo” diceva il giullare toscano che oggi, senza ritegno, ammette che possa essere modificata con lo scopo non dichiarato di ridurre gli spazi già scarsi di democrazia. Negli ultimi anni la costituzione è già stata modificata, anche da chi (molti) ora la difende: l’inserimento del pareggio di bilancio, ad esempio, è la manomissione più grave realizzata. L’articolo neutralizza molte delle aspirazioni dell’Assemblea costituente, dando una sostanziale rilevanza al pareggio dei conti e mettendo un limite strutturale alla finanza pubblica, limite che impedisce nei fatti di investire nei servizi e nelle garanzie sociali perché troppo dispendiose.
Inoltre è evidente a tutti che il provvedimento non coincide esclusivamente con il progetto di riforma del testo costituzionale, ma risponde a un disegno complessivo che tiene insieme questo intervento e la nuova legge elettorale.
Questo dibattito pubblico non interroga solo l’Italia ma anche quello che accade in Europa: la discussione su meriti o svantaggi del decentramento, ad esempio, da cui deriva la proposta di nuovo riparto di competenze tra Stato e Regioni, riguarda da anni praticamente tutti i paesi dell’Unione Europea. In quest’ultimo scorcio di campagna referendaria il confronto sui media è concentrato su interventi tecnici oppure su estreme semplificazioni in cui alla svolta autoritaria, all’ “esecutivizzazione” degli assetti costituzionali e al disegno neocentralistico si contrappongono la modernizzazione del paese, la velocità e la certezza dei processi decisionali.
Noi vogliamo cambiare la costituzione!
Proviamo a chiamare a discutere dell’imminente referendum diverse voci che riteniamo qualificate perché siamo convinti che, se oggi è importante esprimere un No determinato al disegno del governo Renzi, il nostro NO debba avere un carattere costituente. Non basta trattare questa battaglia come la semplice difesa di un passato memorabile, in cui il ceto politico sconfitto dei partiti della sinistra italiana cerca di rianimarsi, ma come un’opportunità per costruire spazi pubblici di partecipazione e nuove sfide per conquistare diritti. In sintesi un’occasione importante per aggiornare la costituzione ed immaginare nuovi modelli sociali, ancora una volta a partire dalle lotte, in cui affermare giustizia ed uguaglianza.
Anche per questo, all’interno del percorso Decide Roma-Decide la città, saremo il prossimo 20 novembre alle ore 18 al Cinema Palazzo a San Lorenzo dove, insieme a tutta la Rete cittadina, daremo vita all’iniziativa #RomadiceNo.

 

 

 

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