La liberta non cade dal cielo

Il prossimo 9 novembre scenderemo in piazza insieme a migliaia di persone da tutta Italia per chiedere l’abrogazione delle leggi sicurezza.

Per la prima volta, dopo tanti anni i movimenti, le associazioni, le realtà sociali e occupate, i sindacati di base, si sono ritrovati insieme su questo minimo comune denominatore: è necessario lottare innanzitutto per la libertà di movimento di tutte e tutti!

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Libertà di movimento per chi cerca una seconda possibilità nella vita attraversando le onde del Mediterraneo, per scappare dalla fame, dalla violenza, dalla povertà e trova davanti a sé la disumanità di chi vorrebbe porti chiusi e muri sempre più alti a chiudere le frontiere; per chi ogni giorno lotta per rivendicare diritti per tutte e tutti e si trova a dover fronteggiare solo forme di repressione e isolamento; per chi semplicemente sceglie di non farsi assimilare e per questo viene respinto dalla città vetrina.
Hannah Arendt in tutt’altra epoca (sic!) scriveva “Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso, non esiste più”. Ed effettivamente corsi e ricorsi storici ci dicono quanto sia vero. Anche relativamente alla deriva securitaria degli ultimi 15/20 anni, alla quale hanno contribuito non poco i media mainstream e il loro ossessivo racconto della cronaca nera attraverso un linguaggio discriminatorio e intriso di odio. Infatti nonostante le statistiche ci dicano che i reati siano in calo, politica e giornali lavorano all’unisono per trasmettere alla società una continua percezione di insicurezza. E mentre le politiche dei vari governi che si sono susseguiti hanno generato sempre meno sicurezza sociale, si è puntato tutto sulla creazione di una sorta di dipendenza, di assuefazione, di necessità compulsiva per la pubblica sicurezza. Sicurezza che si è fatta, ancora una volta, strumento per reprimere chiunque avesse in mente di turbare l’ordine pubblico manifestando le proprie istanze, o il proprio dissenso, o semplicemente palesando il proprio disagio sociale. Perché? Perché la paura è sempre stata la migliore risorsa per il potere.
E allora vogliamo partire dai numeri, per ripristinare un po’ di verità che, a meno che non ce l’andiamo a cercare, mai ci raccontano.

La crescita dei detenuti negli istituti corrisponde, nei dati, a una diminuzione dei reati e degli ingressi in carcere. La tendenza decrescente dei delitti si conferma nel 2019 rispetto all’anno scorso, registrando un calo del 15%. Gli omicidi diminuiscono del 12,2%, i tentati omicidi del 16,2%, le rapine del 20,9%, i furti del 15,1%, le violenze sessuali del 32,1%, l’usura del 47%.
I detenuti in Italia sono 60.439, oltre ai 55 bambini sotto i 3 anni che vivono in carcere. Le presenze in prigione crescono rispetto al 31 dicembre 2018, ma soprattutto ci sono oggi 8.000 detenuti in più rispetto a 4 anni fa. Il rischio è che nel giro di due anni si torni ai numeri della condanna europea che punì l’Italia per violazione dei diritti umani. Negli ultimi 10 anni le presenze straniere negli istituti di pena sono diminuite di oltre 1.000 unità e calano maggiormente nel 2018. Se nel 2003, su ogni 100 stranieri residenti regolarmente in Italia, l’1,16% degli stessi finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36% (considerando anche gli irregolari). (Dati XV Rapporto Antigone)
Evidentemente non c’è nessuna emergenza sicurezza che giustifichi l’approvazione di decreti legge, che dovrebbero essere dettati da casi straordinari di necessità e urgenza (art.77 Cost), né tantomeno le persone migranti delinquono più degli italiani.
Per quanto riguarda la “questione migranti”, dall’inizio del 2019 sono approdate sulle coste italiane circa 9.476 persone, di cui 1.843 nel solo mese di ottobre.
2.553 sono di nazionalità tunisina (27%), Tunisia che l’Europa definisce un porto sicuro tanto quanto la Libia, ma dalla quale evidentemente migliaia di persone continuano a voler scappare.
Tra il giugno del 2018 e l’agosto del 2019, sono sbarcate sulle coste italiane 15.095 persone di cui solo 1.346 dalle navi delle Ong o da navi per le quali si sono generate le cosiddette “crisi dei porti chiusi”, tutte le altre sono arrivate in modo autonomo.
(Dati: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/migranti-e-ue-cosa-serve-sapere-sul-vertice-di-malta-23970
https://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche/sbarchi-e-accoglienza-dei-migranti-tutti-i-dati)

Questi numeri rendono evidenti almeno 3 cose:
1) Le Ong NON sono un pull factor… le persone continuano a partire nonostante tutto
2) Concentrarsi unicamente sulle Ong e sulla chiusura dei confini porterà i migranti a intraprendere viaggi più pericolosi e continuerà a spingerli nelle mani di gruppi criminali
3) Gli accordi dell’UE e dell’Italia con la Libia (e con la Turchia) ci rendono responsabili di crimini contro l’umanità, rafforzano le milizie locali e pregiudicano la stabilità di lungo periodo di tutta l’area.

Riportare alcuni numeri significativi ci sembra utile per raccontare il perché è importante scendere in piazza sabato 9 novembre. Abbiamo voluto mettere in fila, una per una, tutte le disposizioni previste dai due decreti sicurezza (a prima firma Salvini). I provvedimenti approvati dal primo governo Conte – e diventati legge dopo il passaggio in parlamento, come è possibile osservare grazie alla lettura dei testi coordinati – hanno contribuito a inasprire ulteriormente queste norme, nonostante fossero già di per sé liberticide. Le responsabilità di queste leggi sono da attribuire, secondo noi, a tutti coloro che, con il loro voto, ne hanno consentito l’approvazione e a chiunque non abbia ancora previsto di abrogarle una volta salito al Governo. Così come siamo consapevoli del fatto che le leggi Salvini non nascano ieri, ma siano la peggiore evoluzione di un iter iniziato almeno 10 anni fa quando il primo Pacchetto Sicurezza dell’allora Ministro Maroni unì, in un abbraccio mortale, le norme sulla sicurezza, quelle sul contrasto al terrorismo e alla mafia, a quelle sull’immigrazione, per arrivare ai decreti Minniti-Orlando dei governi in salsa PD.

La prima legge sicurezza Salvini
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/12/03/18A07702/sg
– ha abolito il permesso di soggiorno dei migranti per motivi umanitari
– ha ristretto le possibilità di asilo
– ha raddoppiato il periodo di possibile trattenimento nei centri di permanenza per i rimpatri (prigioni in cui si è detenuti non per aver commesso reati ma perché colpevoli di essere costretti a migrare)
– ha smantellato il sistema Sprar senza fornire alternative

[Questo, invece di generare sicurezza, ha prodotto che i migranti senza permesso di soggiorno (cosiddetti irregolari) dai 530.000 nel 2018 diventeranno 670.000 nel 2020 e 750.000 nel 2021 (dati tratti da “La sicurezza dell’esclusione – Centri d’Italia 2019” realizzato da ActionAid e Openpolis)]

– ha ripristinato il reato di blocco ferroviario e stradale parzialmente depenalizzato nel 1999
– ha aumentato le pene per il reato di invasione od occupazione di terreni o edifici (passato da un minimo di 15 giorni a un massimo di 2 anni, a pene fino a 4 anni con possibilità, nell’ipotesi aggravata, di procedere a intercettazione di conversazioni o comunicazioni) peggiorando la posizione dei cosiddetti promotori
– ha inserito il reato di “esercizio molesto dell’accattonaggio” (con la pena congiunta dell’arresto da tre a sei mesi e con l’ammenda), perché si sa… ti possono precarizzare la vita, ti possono succhiare i soldi le banche, ti possono azzerare i servizi pubblici locali, ti possono privatizzare acqua e sanità ma il tuo problema è chi fruga nel cassonetto
– ha ampliato l’ambito di applicazione del divieto di accesso in specifiche aree urbane (cosiddetto DASPO urbano), esteso ai presidi sanitari, alle aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli e ai locali pubblici e pubblici esercizi che vengono così ad aggiungersi a porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, scuole, università, musei, aree archeologiche o comunque interessate da consistenti flussi turistici o destinate al verde pubblico. I soggetti per cui è previsto sono indicati dal decreto legislativo antimafia (https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2011-09-28&atto.codiceRedazionale=011G0201), che comprende anche i soggetti ritenuti socialmente pericolosi come molti attivisti e attiviste dei movimenti, i quali sono stati equiparati ai mafiosi da questo provvedimento. Perché tanto tutto è uguale a tutto… l’idea di sicurezza infatti deve essere funzionale alle politiche di mercificazione dello spazio urbano e la sicurezza urbana deve concentrarsi sul decoro. Non a caso il DASPO urbano è inserito tra le “misure a tutela del decoro di particolari luoghi”
ha inserito la sperimentazione del taser (che potranno usare persino i vigili urbani)
– ha definito nel dettaglio la disciplina degli sgomberi che leggiamo nella direttiva della Prefettura di Roma emanata lo scorso 23 aprile e che definisce lo sgombero di 22 realtà occupate solo a Roma, pensando di poter cancellare con un colpo di spugna la bellezza che quotidianamente si produce in questi spazi, in cui si dà vita a idee, progetti, utopie, mentre fuori la città si chiude sempre di più e il nulla avanza.

La seconda legge sicurezza, per proseguire la discesa nei gironi dell’inferno (https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2019-08-09&atto.codiceRedazionale=19A05128&elenco30giorni=false)

– ha previsto la possibilità, per il Ministro dell’Interno, di “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” per ragioni di ordine o sicurezza, cioè nel caso di ritenuta violazione del Testo unico sull’immigrazione e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
– ha previsto, nel caso di violazione di tale divieto, la sanzione amministrativa per il comandante della nave, da 150mila a un milione di euro e il sequestro di quest’ultima
– ha introdotto l’arresto obbligatorio in flagranza per resistenza o violenza contro nave da guerra – insomma la disumanità che si fa legge dello Stato nonostante sia evidente che il problema non sia chi salva le persone in mare, né tanto meno chi cerca di attraversarlo quel mare
– ha inserito l’aumento delle pene previste per i reati di cui alla legge Reale del 1975 (legge speciale inserita negli anni ‘70) e per i delitti di violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di ufficio o servizio pubblico, danneggiamento (e simili) se “commessi nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”, per cui manifestare diventa una colpa.

Per dovere di cronaca, a questo lungo elenco, andrebbero aggiunti tutti gli articoli specifici relativi agli eventi sportivi e all’aggravamento delle pene per gli ultrà, l’altro soggetto scomodo sul quale in questi anni i vari governi hanno sperimentato formule sempre diverse di repressione che, man mano, sono state estese ad altri soggetti. Ma questo richiederebbe un ulteriore lungo approfondimento che già altri, meglio di noi, hanno fatto.

L’effetto che ci restituisce questa lunga lista è quello di una sicurezza concepita come strumento per limitare i diritti e restringere sempre più spazi di libertà.

NON POSSIAMO RESTARE IN SILENZIO
Dalla nostra sopita Italia ci troviamo a osservare una fase storica importante. Una fase in cui guardiamo con attenzione le migliaia di giovani e giovanissimi che si mobilitano per cambiare il sistema e fermare gli effetti dei cambiamenti climatici. Una fase in cui assistiamo da lontano a decine e decine di rivolte, dal Cile all’Algeria, dall’Etiopia al Libano, dall’Iraq ad Hong Kong passando per il Rojava che resiste contro l’invasione turca.
Siamo consapevoli che tutti questi popoli si stanno ribellando ad anni di politiche neoliberiste che li hanno affamati e a istituzioni che hanno limitato per anni la loro libertà. Sappiamo che quelle ingiustizie ci riguardano e che quelle sono anche le nostre lotte!
Per tutto questo saremo in piazza sabato 9 novembre, per raccontare che anche in questo paese c’è chi continua a lottare per la giustizia sociale e la libertà di movimento di tutte e tutti!

– Pertini, tu questo lo dici sempre, dillo anche adesso: qual è il nostro compito qui?
– Resistere, – disse la tessera numero I del Partito socialista. – Mantenere forza e disciplina. Prepararci. Il nostro turno potrebbe arrivare prima di quanto pensiamo.

WuMing 1, La macchina del vento

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