Venerdì 18 Novembre/ Nuovi territori del conflitto, nuovi sentieri di rivolta

20 anni di Acrobax
Nuovi territori del conflitto, nuovi sentieri di rivolta.
Venerdì 18 novembre
Ore 18

“Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.
Non camminare dietro di me, non saprei dove condurti.
Cammina al mio fianco e saremo sempre amici” (A. Camus)

La nostra società e’ in un conflitto profondo generato da enormi disparità che producono profonde ingiustizie. Contrapposizioni di interessi e prospettive sono evidenti e vengono sempre più illuminate da una luce sinistra. Alla ciclicità delle crisi del sistema capitalista si aggiungono le trasformazioni che il surriscaldamento globale e la crisi ambientale stanno producendo.


Lo sfruttamento del suolo e degli elementi naturali accelerano ogni giorno di più questa frattura degli equilibri ecosistemici; lo sguardo ordoliberale rifiuta di capire che l’essere umano, in quel ciclo, e’ inserito e non è un soggetto esterno.
Il colonialismo e l’abitudine al dominio insito in questo sguardo produce uno strabismo mortale.
La pandemia da Sars2-Covid 19, non è che l’ultima, eclatante, dimostrazione di tutto questo a livello globale.

Lo sfruttamento delle nostre vite, a partire dalla produzione, continua ad essere la cifra della nostra quotidianità.
Nella nostra piccola porzione di mondo, lo ha raccontato pochi giorni fa il Rapporto annuale dell’Istituto nazionale delle politiche pubbliche, in cui viene fotografato un mercato del lavoro caratterizzato da bassi salari e precarietà.

Nulla di differente da quello che l’inizio degli anni 2000, quando la nostra storia collettiva si è incrociata con le lotte noglobal, contro la precarietà e per il reddito, ci avevano già prospettato; non è bastato inserire dei correttivi (ad esempio reddito di cittadinanza seppur in chiave di workfare) perché la voracità del capitalismo nostrano fosse sfamata a dismisura, a partire dalle istituzioni, a spese delle nostre vite.

Il conflitto classico con cui abbiamo letto buona parte di questi ultimi secoli, quello tra capitale e lavoro, o ancora più in profondità, tra capitale e vita umana, per la produzione di ricchezza di una parte sempre più elitaria del genere umano rimane tutt’ora una dinamica materiale.
Ma e’ evidente che ad oggi va modificata, allargando e integrando, quello che e’ l’intreccio tra scontri di classe.
Intelligentemente lo slogan “fine del mondo, fine del mese, stessa lotta” riassume e ci indirizza in una discussione da dirimere e in cui trovare nuove traiettorie.

Ad oggi, nell’incrocio di questi terreni e prospettive, crediamo possa trovarsi una delle lenti più avanzate con cui leggere il presente.
In questi territori dello sfruttamento si trovano le intersezioni per riprendere ad essere soggetti attivi dei conflitti.

Agire nuove lotte in maniera orizzontale provando a costruire nuove forme di organizzazione, relazione e ragionamento.
In occasione dei 20 anni di Acrobax siamo convinti che sia necessario trovare nuove domande per trovare risposte adatte alla fase e poter aprire nuovi cammini.

Ne parliamo con:
L.E.A Berta Caceres
TIM Unica e Pubblica
Collettivo GKN
Ecologia Politica
CLAP-Camere del lavoro autonomo e precario
ASud

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